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“Bevi, Psiche, e sii immortale! Amore non sarà mai sciolto dal vincolo che lo unisce a te. Da oggi voi siete sposi per tutta l’eternità” – Apuleio.

La ricerca dell’equilibrio da sempre accompagna la storia dell’uomo. In natura tutto tende all’equilibrio, in società, al contrario, tutto si muove per accentuare le differenze. Come centrare l’ago della bilancia in tale condizione? È forse equilibrio il saper vivere felicemente squilibrati? È forse la capacità di oscillazione e fluidità nel continuo mutare di stati d’animo, avvenimenti interiori ed esteriori pur mantenendo il proprio centro?

In fondo l’equilibrista sulla fune, è grazie alla continua oscillazione tra poli opposti che mantiene la centratura, se stesse immobile nel centro, nello zero cartesiano, cadrebbe.
O forse, per quanto possa sembrare una contraddizione in termini, l’equilibrio lo si raggiunge quando finalmente si fa pendere con decisione la bilancia da una parte nella convinzione che rimanere nel mezzo, in continua altalenanza tra gli opposti, la serenità sfuggirà continuamente di mano? È quindi prendere una decisione, motivarla, portare avanti le proprie idee con intelligenza, la chiave per raggiungere questa armonia? In fondo, se la vita dimostrerà che era giusto il contrario, sarà sempre possibile rimettersi in gioco.

Qualunque sia la nostra idea di equilibrio, nella vita ci ritroviamo costantemente a fare i funamboli. Camminiamo sulla lama sottile e acuminata del destino. Da una parte la vita reale, dall’altra i nostri sogni, la ricerca di un’amore che ci renda vivi, la speranza di un futuro felice. E come un’equilibrista che deve raggiungere l’altra sponda, non possiamo soffermarci a guardare indietro, la vita non può essere guardata all’inverso, occorre sempre voltare lo sguardo avanti, pensando che evitare gli errori futuri sarà sempre più importante che soffrire per quelli passati, ed in questo viaggio, ogni passo sulla fune è come se tutto ricominciasse da capo, in ogni momento, sapendo che il dolore passato ha in sé la forza per divenire germoglio di vita per il futuro.

E mentre camminiamo cercando di avanzare, con sospeso non solo il corpo ma anche il respiro, ecco che la mente,beffarda e provocatrice, ci confonderà con palpitazioni errate e toni d’accusa portando spesso il cuore dove non dovrebbe e in questa lotta ricercheremo continuamente l’armonia per far sì che cuore e mente, Eros e Psiche, tornino alla loro antica armonia sincere e leali come un tempo. Senza questo equilibrio la nostra vita sarebbe la realizzazione di squallida materialità e istinto o, all’opposto, l’apoteosi di una mentalità poco affine alla sopravvivenza. Ecco perché l’equilibrio è vita. La salute che tutti al mondo d’oggi ricercano nei farmaci, in improbabili terapie, è l’esempio più alto di questo equilibrio.

Anche Socrate era di questo parere. Nel Charmides viene così citato da Platone: “Non permettere mai che alcuno ti convinca a curarlo se prima non ti abbia aperto il suo animo, giacché il grande errore che commettono i medici del nostro tempo, nel sanare le infermità, è di considerare separati lo spirito dal corpo. Non si può guarire l’uno senza curare l’altro. Dalla mente procede infatti sia il bene che il male, di lì irradiandosi al corpo ed all’uomo tutto intero. Psiche e soma quindi non si possono separare. E quando soffre l’uno, soffre anche l’altro”. Lo stesso Platone la pensava così: “Non muovere mai l’anima senza il corpo, né il corpo senza l’anima, affinché difendendosi l’uno con l’altra, queste due parti mantengano il loro equilibrio e la loro salute”.

Apuleio, filosofo platonico, nella favola di Amore e Psiche, dove i nomi stessi dei protagonisti non possono non evocare alla mente la teoria dell’eros platonico, (si veda la triade Fedone – Simposio – Fedro), spiega proprio questa dualità di rapporto tra mente e corpo. Per non dilungarci nella trama che già molti conosceranno, soffermiamoci sulla statua Amore e Psiche realizzata da Antonio Canova alla fine del 1700, oggi esposta al Museo del Louvre a Parigi (ne esiste anche una seconda versione conservata all’Ermitage di San Pietroburgo in cui i due personaggi sono raffigurati in piedi e una terza sempre esposta al Louvre, in cui la coppia è stante). L’opera, ispirata alla favola di Apuleio, rappresenta, con un erotismo sottile e raffinato, il dio Amore mentre contempla con tenerezza il volto della fanciulla amata, ricambiato da Psiche con una dolcezza di pari intensità. Canova, con romantica maestria, scrive nel marmo e nella storia la scena in cui Eros risveglia Psiche addormentata da Venere.

Osservare questa meraviglia di marmo bianco finemente tornito  non può che richiamare con magnetismo innato, l’equilibrio di cui abbiamo appena parlato. Le due figure sono infatti rappresentate nell’atto subito precedente il bacio, un momento carico di tensione: l’abbraccio fra i due amanti inteso come amore ideale non come passione terrena sviluppa una forte tensione emotiva in cui il desiderio senza fine di Eros è ormai vicino allo sprigionamento. Questo è il momento di equilibrio, dove si coglie quell’attimo di amoroso incanto tra la tenerezza dello smarrirsi negli occhi dell’altro e la carnalità dell’atto.

Tutta l’opera è un capolavoro nella ricerca d’equilibrio sia dal punto di vista estetico che concettuale. Si tratta di una scultura molto complessa ed infatti, i rapporti reciproci tra i due corpi pensati nello spazio, mutano continuamente girando intorno al gruppo scultoreo e l’emozione che traspare, quella tensione che ricorda i tendini dell’equilibrista in bilico sul baratro, diviene l’emblema di noi stessi e del nostro tempo. Siamo in tensione tra passioni e razionalità, siamo energia che vuole scaricare la propria carica per non dirigersi contro noi stessi e solo un atto di coraggio, una spinta interiore ad andare avanti, potrà salvarci dal baratro, quindi, consci del fatto che a volte occorrerà fare un passo indietro per non cadere, puntiamo sempre al futuro e tendiamo i nostri cuori verso un avvenire che solo credendo nei nostri sogni potremo realizzare…un passo alla volta. La vita ha ragione “dopo”, siamo noi che dobbiamo capire “prima” e affrontare la fune con la consapevolezza che il baratro ha paura del nostro sorriso.