torna indietro

festa donna
“…Ma la tua eterna Estate mai svanirà,
né perderai la bellezza ch’ora hai,
né la Morte di averti si vanterà

quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà”
(William Shakespeare)

Urbani Tartufi da sempre ha avuto un occhio di riguardo per la donna, individuando nelle sue doti peculiari di grazia, gentilezza e delicatezza, unite ad una forte determinazione e capacità di organizzazione, le caratteristiche più appropriate per trattare un gioiello delicato come il tartufo.
Questa considerazione, unita a scelte di carattere sociale, ha fatto sì che la Urbani, possa  da sempre vantare una presenza femminile che rappresenta l’80% dell’Azienda.

La Urbani è riuscita negli anni a trasmettere la propria passione ai dipendenti, riuscendo a creare condizioni lavorative che avessero come priorità la realizzazione della dignità professionale e umana nel lavoro,  qualcosa che va oltre il contratto economico, che rappresenta una risposta morale e affettiva nei confronti dei lavoratori, persone che, grazie a questo, riflettono nel loro lavoro forza, determinazione e soprattutto passione.

La festa della donna, da alcuni portata ad esempio di lotta all’eguaglianza, da altri denigrata come festa ipocrita, rappresenta per noi solo un’occasione per riflettere su un tema molto attuale e al quale la Urbani stessa si dedica da anni: la posizione della donna in questa società.
Ricordiamo che all’interno della Fondazione “Marisa Bellisario”, Olga Urbani, ha sostenuto la Senatrice Lella Golfo in un grande lavoro che ha permesso l’accesso delle donne a cariche e ruoli amministrativi fino ad oggi occupati solo da uomini, una richiesta di quote rosa che ha di fatto modificato il panorama italiano delle aziende quotate in borsa, dando voce al lato femminile del nostro Paese.

A questo punto,la domanda che nasce è: Cosa significa essere donna oggi?

Essere donna non significa adattarsi a uno schema imposto dalla società, una società che vede la realizzazione della donna nel ruolo di moglie, di madre, di devota alla causa familiare.
Non significa neppure, all’opposto, rinunciare alla propria femminilità per avvicinare con arroganza il mondo maschile, per chiedere una dovuta parità di diritti ma facendolo sul piano sbagliato, essere uguali non significa infatti essere identici, sarebbe molto pericoloso, vorrebbe dire soffocare le proprie peculiarità. A volte, per salvaguardare i propri diritti, la donna non dovrebbe pretendere di essere considerata uguale all’uomo ma dovrebbe chiedere con forza di essere considerata diversa, ad esempio in quelle condizioni in cui il lavoro fisico è tale da danneggiare la propria salute.   L’uguaglianza di cui tanto si parla è possibile ma lo è soprattutto se si valorizza positivamente la diversità.

Essere donna è qualcosa di grande, di magico, vuol dire molto di più di quanto spesso viene raccontato: vuol dire avere il coraggio di affrontare la vita con quella forza interiore che da sempre contraddistingue le donne, quella forza che sa guadare oltre gli ostacoli che il destino pone davanti, sapendo che ogni linea di arrivo è la linea di partenza verso un nuovo traguardo, vuol dire smettere di indossare le proprie lacrime come gioielli per nascondere i problemi agli occhi di chi non sa vederli.

Essere donna significa smettere di riflettere nei propri sguardi e nelle proprie scelte le richieste imposte dall’esterno, smettere di identificarsi con i limiti che la storia ha imposto al sesso non a caso definito “debole” da chi forse ne temeva il potenziale, significa lottare, con determinata eleganza, affinché il Mondo porti alla donna non compassione ma rispetto.
Significa smettere di sentirsi in difetto se non si accontenta lo schema antico, se non si hanno figli, se non si ha un compagno, se non si impiega il proprio tempo per curare la casa perché si è scelto di dedicare la vita ad altre passioni, al lavoro, perché si è scelto di farsi guidare da un cuore libero che impone regole diverse da quelle a cui ci hanno abituato.
La natura femminile quindi, non è quella dell’obbedienza al silenzio, né quella di vivere una parità che strozza l’anima e toglie identità, la natura della donna è quella di poter vivere con serenità e profondo amore il proprio mistero, nutrirsi della propria Luce, godere della propria sinfonia, impossessarsi della vita e farla vibrare dentro ogni attimo. Non occorre più spiegare, non occorre più parlare, occorre Essere.
Essere donna.

Essere donna in fondo, non è molto diverso da essere uomo e con uomo non intendo maschio ma uomo nel senso di essere umano, un’identità che precede la differenza. La felicità e la realizzazione dell’essere umano non dipendono  infatti dal mondo esterno e da ciò che ci regala o ci toglie ma da noi stessi, da come riusciamo a reagire alle prove del destino, da come sappiamo seminare i fiori del nostro futuro scegliendoli in base al nostro gusto e non a quello che si aspettano gli altri. La nostra realizzazione dipende da come siamo capaci di vedere la luce di un faro in mezzo al mare, quando tutti, intorno, sono terrorizzati dal buio e dalle onde.