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L’uomo dei cinque palloni (Break up nella versione più lunga e completa) è un film di Marco Ferreri girato nel 1965.

Il film è ambientato nel periodo di boom economico degli anni ’60. Marcello Mastroianni nei panni dell’’indimenticabile Mario, protagonista del film, è un rampante industriale del settore dolciario milanese, un uomo molto preciso che programma al millimetro ogni attimo della sua vita. Il lavoro va a gonfie vele, così com l’amore con la bella Catherine Spaak, splendida ragazza di buona famiglia. I due stanno per convolare a nozze quando l’equilibrio si rompe improvvisamente a causa di un atroce dubbio che divampa nella testa dell’uomo. Mario, dopo aver osservato i palloncini con il marchio della sua azienda che avrebbero dovuto essere regalati ai bambini a Natale insieme ai cioccolatini, è colto da un’ossessione fulminante: riuscire a determinare il limite di capacità d’aria di un palloncino.

Calcolare scientificamente il limite tra la massima espansione del palloncino e la sua esplosione, diviene per Mario, un pensiero costante che lo stesso protagonista esprime in questa frase: «Mi sono messo in testa di sapere quanta aria entra in un pallone, è un chiodo fisso».

Questa ossessione lo porterà progressivamente a disinteressarsi del lavoro, della casa e della fidanzata, trascorrerà le giornate totalmente assorbito a gonfiare palloncini che inesorabilmente scoppiano. Anche un amico ingegnere che incontra durante una sauna, scena tra le più esilaranti del film, non riesce a fornirgli una risposta precisa, confuso dal fattore del possibile “imprevisto” che disturba i difficilissimi calcoli scientifici. Anche la scienza quindi si dimostra impotente di fronte al suo problema e tutto il mondo si rivela, improvvisamente e definitivamente, nella sua vacuità.

Mario, perseguitato da dubbi e incertezze, perennemente impegnato in esperimenti ed elucubrazioni, finirà per perdere la sanità mentale fino al tragico epilogo:  quando la fidanzata  cercherà di distrarlo dal pensiero ossessivo, scatenerà un litigio che terminerà con Mario che cercherà sollievo nella morte, gettandosi dalla finestra.

Il film rappresenta una spietata analisi di Ferreri sulla società moderna e sulla condizione umana  mettendo in scena una metafora acidissima sull’alienazione umana. Il protagonista, abituato ad avere controllo su tutto, riesce a vivere di rassicuranti certezze e tutta la vita prosegue a gonfie vele: benessere, successo, ricchezza, amore. Improvvisamente un banale palloncino, distrugge tutto e l’irrazionale irrompe in una civiltà dominata dalla monotonia, dall’ovvietà ed è sufficiente a rompere ogni illusoria certezza.

Nella vita tutta programmata dell’industriale dolciario milanese, la sfida del palloncino rappresenta l’unico elemento di cui non riesce più a controllare perfettamente il destino:  “Se io smetto di gonfiare e dentro c’è ancora dello spazio, il mio è un fallimento! Se non ci riesco, io dentro sono un fallito…morale”. L’intelligenza, la ragione, la scienza e il denaro non riescono a dominare totalmente la realtà, non riescono ad annullare l’accidentalità del reale e il caso.

Per il protagonista, capire l’inganno, accorgersi che un banale palloncino può minare le sue certezze, sottraendosi alle leggi perfette e rassicuranti che regolano l’enorme macchinario della società, è qualcosa di terribile, la sua mente cadrà nell’incertezza e l’incapacità di calcolare l’imponderabile lo costringerà ad ammettere la propria impotenza, la sconfitta della ragione e del calcolo matematico. Comprendere di non aver compreso il senso della vita fino ad allora, di non avere identità, valori, sarà per il protagonista la salvezza dalla spoliazione della propria personalità ma al tempo stesso il prezzo da pagare sarà totale, saranno irrimediabilmente minate le sue possibilità di sopravvivenza in un mondo che non lascia scampo, o si è dentro o si è spietatamente fuori almeno che non si riesca a reagire a tutto questo, cosa impensabile per Mario.

Si tratta di un’illuminante parabola sulle condizioni di vita nella società contemporanea, una parabola scritta mezzo secolo fa ed ancora attuale, una lucida riflessione sulla crisi dei valori della conoscenza e della ragione individuali in un mondo apparentemente vincente e “perfetto”, ma in realtà sottomesso alle disumanizzanti regole di una società dominata da regole del gioco obbligate e insindacabili, che rendono il nostro mondo tuttora sempre più inabitabile e sempre più lontano dalle esigenze profonde dell’essere umano.

Il non sapere quanto si possa gonfiare completamente un palloncino prima che esso scoppi priva della possibilità di quantificare con esattezza la capienza massima e fa riflettere su un’altra importante domanda che la filosofia si pone dai tempi più remoti: L’essere umano è capace di una completa realizzazione? Impossibile secondo Ferreri.

L’uomo moderno è in folle corsa verso troppi obiettivi e quando pensa di averne raggiunto qualcuno ecco che ne arrivano altri, sempre più lontani e difficili, in una sfida che, se non ci fermiamo in tempo (e qui sta il difficile: capire quando è il momento di fermarsi, quando andare oltre comporterebbe far scoppiare il palloncino),può condurre ad un solo punto: la deflagrazione finale.

Se non ci facciamo abbracciare dalle dinamiche vita, se non ammettiamo di poter sbagliare, di poter cadere, se non accettiamo l’idea che l’imponderabile è dietro l’angolo, non impareremo nemmeno a reagire, a crescere, a godere delle bellezze che la vita ci offre, saremo spettatori della vita e non protagonisti, orientati verso il futuro senza accorgersi che il presente con le sue bellezze, ci sfugge davanti. Il fatto che la società controlli ogni nostra mossa, ogni cosa che facciamo, non deve distogliere il nostro cuore da trovare un proprio spazio di libertà per esprimere il proprio potenziale, per godere delle emozioni che non originano dalla testa ma dal cuore. Senza il cuore, la testa non può mantenere il proprio equilibrio: tarpando le ali al nostro lato emotivo anche la ragione si offuscherà.

Il segreto sta nell’accettare a braccia aperte quello che la vita ci offre quotidianamente, cercando di superare con ottimismo ogni ostacolo che troviamo sul nostro cammino e puntando alle nostre mete con lo spirito di chi sta facendo un viaggio interessante, ricco di esperienze e di emozioni e non una corsa frenetica ed estenuante che toglie dalla propria visuale le bellezze che incontriamo.

Non c’è da stupirsi che un’opera come Break Up sia andata quasi perduta. Cinquant’anni fa era già troppo avanti, oggi è invece attualissima. Break Up stimola una riflessione profondissima che, scena dopo scena, mostra senza inibizione il degrado del mondo contemporaneo. Break Up è un film senza tempo, una sagace satira capace di scardinare e corrodere con ironia il Sistema, un sistema che basterebbe un palloncino per essere minato alle basi ma che resiste e si fortifica ogni giorno di più. Forse perché le catene mentali sono più forti di quelle fisiche? A voi la riflessione.