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IL CORRIERE: FISCO E TARTUFI
PONZIO: “L’IVA AL 10% NON BASTA”
Intervento dell’Avv.Roberto Ponzio sulla nuova legge sul tartufo in discussione al Senato.
Di seguito la trascrizione dell’articolo:

Il Governo ha presentato un emendamento per recepire la richiesta UE di adeguare l’IVA italiana del tartufo a quella applicata dagli altri Paesi comunitari. Sulla base di questa richiesta, il valore dell’IVA contabilizzata sul valore del prezioso fungo ipogeo scenderebbe dal 22% al 10%. Quella che sembrerebbe una buona notizia non è stata però accolta come tale dalle più importanti categorie di settore le quali sostengono invece che solo l’equiparazione del tartufo italiano a “prodotto agricolo” avrebbe creato una vera rottura con la situazione che attualmente penalizza il nostro prodotto.
<<Con quell’emendamento – hanno infatti commentato con una nota congiunta Assotartufi, tartufo, tuberosa Fita – il comparto rischia la definitiva paralisi con un danno immediato per l’intera filiera. Occorre invece che nel provvedimento venga evidenziata la differenza tra tartufaio hobbista, tartufaio professionista e tartuficoltore e che il tartufo entri a far parte dei prodotti agricoli e inserito regolarmente in apposita tabella. In questo caso l’IVA applicata sarebbe del 4%>>.
<<L’emendamento del Governo – conferma l’avvocato albese Roberto Ponzio – non è affatto un buon motivo per compiacersi. Nessuno chiedeva una revisione del regime fiscale. Era invece indispensabile puntare e ottenere l’inserimento del tartufo nell’elenco dei prodotti agricoli spontanei del nostro Paese. In questo modo il tartufo italiano potrebbe affrontare il mercato mondiale a parità di oneri con gli altri Paesi produttori. Con questo emendamento, e anche con il 10% di IVA, il nostro prodotto resta penalizzato, la filiera rischia la paralisi, sarà più difficile vendere e comprare stante il venir meno della possibilità di autofatturazione anonima, si darà sempre più impulso al sommerso e, non potendo contare su finanziamenti UE, non si potranno elaborare piani di rilancio quantitativo e qualitativo. Molte aziende hanno già fatto sapere che considerano la possibilità di delocalizzarsi in Paesi che offrono migliori condizioni operative>>

Su “Il Resto del Carlino”, Giorgio Marini di Acqualagna, storico commerciante di tartufi, ribadisce <<Stando così le cose saranno sempre più le aziende che andranno ad aprire un’attività all’estero […] così le aziende italiane apriranno in Romania e in Albania. Là lo Stato non ti penalizza e non ci perseguita come avviene qui […] In Italia ci diamo le martellate da soli ed infatti io cambio mestiere […] e i dipendenti delle aziende di tartufo rischiano il posto, vedrete.Colpa di chi fa certe leggi. >> (articolo completo sul sito de Il Resto del carlino al link http://www.ilrestodelcarlino.it/…/guerra-tartufo-legge-1.20… )