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byron

Tra gli estimatori del tartufo impossibile non menzionare il grande poeta inglese George Gordon Byron.

Lord Byron, appartenente all’aristocrazia inglese ma difensore dei diritti dei più deboli, faceva un uso particolare del famoso “tuber”.

Era solito infatti, tenerne uno fresco sulla scrivania affinché il suo inebriante profumo gli destasse creatività.

Una musa ispiratrice che ha risvegliato nel poeta inglese, così tante emozioni da renderlo uno dei personaggi i di maggior successo del Romanticismo.

Dal tartufo Lord Byron ha tratto molto di più di semplice ispirazione, ha condiviso con il fungo ipogeo anche il sapore della propria vita e delle proprie opere, per certi versi avvicinate al demonio, per altre esaltate a sublime incanto dei sensi. Ricordiamo infatti che il tartufo, per gran parte del medioevo, fu considerato cibo diabolico e lussurioso tanto da alimentare avvincenti leggende sul suo conto per poi ergersi a Re della tavola e ricevere gli apprezzamenti di tutto il Mondo.

Bello e tragico, appassionato e un po’ cinico, dominato, come scrive Charles Du Bos, da un perenne “besoin de fatalité”, alla ricerca di una libertà morale che trascendesse il suo tempo, Lord Byron è l’incarnazione dell’eroe romantico, il ribelle aristocratico che coglie l’angoscia dell’uomo contemporaneo, erede deluso della Rivoluzione francese e degli ideali illuministici.

Una vita che è essa stessa rappresentazione delle sue opere, un personaggio che a volte offusca il poeta o, quanto meno, lo riveste di un aura misteriosa e affascinate tanto da apparire ai suoi contemporanei un vulcano acceso di fuoco infernale, a volte amante fedele, altre traditore malefico, amico fidato e conoscente indifferente, una mente in cui convivono con eleganza gli opposti, poeta dotato di creatività inesauribile tanto da meritarsi l’ammirazione di personaggi della levatura di Goethe, Foscolo, Schopenhauer e Stendhal, ma, proseguendo nella convivenza degli opposti, anche capace di attirare le critiche di altrettanti uomini di indiscusso prestigio quali, tra tutti, Leopardi.

Un uomo che, attraverso le sue opere, rappresenta la lotta alle diseguaglianze, la difesa delle libertà delle nazioni e degli uomini, l’amore e il rispetto per la natura e gli animali, l’anticonformismo e la trasgressione, la denuncia della corruzione della classe nobiliare britannica ed europea del suo tempo, la passione per il viaggiare immergendosi in nuove realtà, l’odio verso l’ipocrisia, la disonestà e l’ignoranza. Una trasgressione con alla base dei valori fermi, inderogabili.

Come dice Vincenzo Patanè, studioso del poeta inglese, “Byron è una figura talmente interessante e avvincente che è possibile appassionarsi alla sua vita quasi senza riferimento alla sua poesia”.

Byron amava profondamente l’Italia, visse nel nostro paese tre anni, a Venezia, Ravenna, Pisa e Genova e questo influenzò tantissimo il suo modo di scrivere e di vedere il mondo Fu proprio in Italia che Lord Byron raggiunse il culmine del romanticismo, il suo capolavoro “Don Juan” (Don Giovanni), venne composto proprio a Venezia grazie alla magia della Laguna e al profumo del tartufo poggiato sulla scrivania.

Lord Byron ispirato dal profumo del tartufo e, come lui, simbolo di un concetto eroico, disperato e nello stesso tempo positivo della vita, un animo che vive nel buio, nel mistero, sotto terra, vicino agli inferi, succhiando l’energia di chi lo circonda ma allo stesso tempo, eroe della luce, meraviglia dei sensi, simbolo di rinascita e di emozione universale.

Un’ispirazione che nelle poesie di Byron, prende la forma di parole dal profumo antico, emozioni senza tempo.

Vi è un piacere nei boschi inesplorati

Vi è un piacere nei boschi inesplorati

e un’estasi nelle spiagge deserte,

vi è una compagnia che nessuno può turbare

presso il mare profondo,

e una musica nel suo ruggito;

non amo meno l’uomo ma di più la natura

dopo questi colloqui dove fuggo

da quel che sono o prima sono stato

per confondermi con l’universo e lì sentire

ciò che mai posso esprimere

nè del tutto celare.

Lord Byron (George Gordon Noel Byron)