torna indietro

alberoni

“Rassegnatevi: più farete bene, più l’invidia vi colpirà”.

E’ questo il titolo del pezzo scritto da Francesco Alberoni, parole che si stampano nella mente, che trovano un immediato terreno di analisi nella quotidianità di ognuno di noi, processi che vengono vissuti su più piani, alimentando le medesime conseguenze e segnando la vita dell’umanità dai tempi dei tempi.

Un pezzo che richiama alla mente concetti e valori di più ampio respiro appartenenti al mondo dell’imprenditorialità: concorrenza leale ed etica imprenditoriale.

La Costituzione italiana afferma il principio della libertà dell’iniziativa economica privata consentendo così a qualsiasi persona di diventare un imprenditore e svolgere un’attività economica.

Di regola quindi, la concorrenza tra gli imprenditori è libera, ma deve svolgersi nel rispetto di alcune regole e di alcuni limiti stabiliti dalla legge a tutela di interessi generali: un’impresa non può sottrarre i clienti o diminuire i profitti di altre imprese con atti di concorrenza sleale.

Purtroppo nella realtà, questi principi tendono ad essere dimenticati per dare spazio ad interessi privati che non guardano in faccia nessuno, d’altronde in passato quando le grandi fortune si costruivano solo in tempo di guerra, la guerra era un business; al giorno d’oggi, in cui le grandi fortune sono create dal business, il business è diventato una guerra.

Assistiamo quotidianamente al tracollo di grandi imprese che avevano costruito le proprie fortune su atteggiamenti poco etici e irriguardosi nei confronti dei clienti e dei propri collaboratori. La loro concorrenza sleale costituisce un grave problema di natura più generale perché altera l’andamento del mercato danneggiando tante aziende sane e incrinando la fiducia dei consumatori.

La grande sfida dei nostri giorni è quella di costruire un’attività imprenditoriale rispettando quelli che sono i criteri della deontologia e dell’etica professionale, sviluppando una concorrenza leale e rispettosa delle esigenze ultime dei propri clienti. L’azienda modello non sarà quella capace di allinearsi tout-court alle richieste di mercato,  centrata solo sull’aspetto economico ma  sarà quella in grado di integrare economia, etica e ideali personali al fine di sviluppare una professionalità che abbia in sé le prerogative del processo imprenditoriale, le qualità di una proposta etica  e deontologica e le peculiarità dell’identità personale.

Il successo professionale passa quindi attraverso la congruenza della propria identità personale con la propria modalità di attività professionale. Seguiranno invidie ma, per fortuna, come scrive Alberoni, “…nel mondo non c’è solo l’invidia. C’è anche il suo opposto, l’ammirazione”

Rassegnatevi: più farete bene, più l’invidia vi colpirà. Di Francesco Alberoni

Tutti gli esseri umani vogliono veder riconosciuta la loro unicità, la loro dignità, il loro valore. Ma vogliono sempre anche sentirsi superiori agli altri. E se questo desiderio viene realizzato non si spegne, anzi, più viene soddisfatto più cresce. Arricchite una persona e vorrà essere più ricca, datele una carica e ne vorrà una più elevata. Questo processo avviene perché noi possiamo valutarci solo confrontandoci con gli altri, e in particolare con coloro con cui siamo in rapporto. Ciascuno vive in un ambiente sociale con persone del suo stesso livello e si confronta con loro. Il contadino che campa poveramente coltivando il suo campo non si identifica e non si confronta con i ricchi che vivono in lussuosi palazzi. Si confronta solo con i vicini che hanno un terreno un po’ più grande del suo. Ma se improvvisamente diventa ricco, se va a vivere fra i ricchi, è loro che prende a modello e può sentirsi inferiore e snobbato.

Che cosa avviene allora quando una persona che vive nel suo ambiente, fra i suoi pari, vede che uno di loro, magari un collega o addirittura un amico, a un certo punto ha successo, balza a un livello superiore, guadagna miliardi, viene ammirato, elogiato, applaudito? Poiché si è sempre confrontato con lui si sente diminuito, inferiore. Qualcuno può cercare di spiegargli che, in realtà, non ha perso niente, che è rimasto esattamente quello di prima. Ma è falso perché noi ci valutiamo comparativamente e lui, dopo il successo del conoscente, è sceso nella gerarchia sociale. Non solo, a ogni successo dell’altro scende ancora di più. Allora, non potendo salire al suo livello vuole trascinarlo verso in basso: cerca di dimostrare che è un incapace, che non merita. E, nei limiti in cui gli è possibile, fa di tutto per rendergli difficile la strada, di danneggiarlo. È questa l’invidia. Tutti coloro che salgono in alto sono perciò oggetto d’invidia.

Il ministro, l’amministratore delegato, lo scrittore di successo, il grande attore, lo studente più bravo, la donna più bella, proprio perché sono ammirati da tanta gente, suscitano delle invidie feroci. A loro dico di non farsi delle illusioni: verranno ostacolati. E aggiungerei per tutti: «Ricordatevi che ogni volta che realizzate qualcosa molto bene e venite elogiati o premiati, vi fate dei nuovi nemici. Osservando gli occhi di coloro che vi circondano, ne troverete sempre alcuni freddi o sfuggenti: sono gli occhi dell’invidia, gli occhi delle persone che d’ora in avanti dovrete temere». Ma, per fortuna, nel mondo non c’è solo l’invidia. C’è anche il suo opposto, l’ammirazione. Migliaia, milioni di persone ammirano i loro artisti, i loro cantanti, i loro capi carismatici. Anche noi siamo felici quando la persona di cui siamo innamorati oppure nostro figlio ha successo. Nell’ammirazione noi ci identifichiamo con l’altro, ci fondiamo con lui, e più lui cresce più ne siamo arricchiti. Ci sentiamo entrambi pervasi da una energia che ci unisce e ci trasporta verso l’alto, verso la gioia, la perfezione. Questa energia i greci la chiamavano eros, amore, un movimento che va dall’inferiore, l’amante, verso il superiore, l’amato. Come il vuoto si muove verso il pieno, l’ignoranza verso il sapere, l’umano verso il divino.