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Francesco Petrarca, uno dei più illustri rappresentanti della letteratura italiana, incoronato poeta in Campidoglio nel 1341, merita un riconoscimento anche dal mondo della gastronomia per esser riuscito, in pochi versi, a rendere ai posteri un’immagine del tartufo in tutto il suo fascino e mistero.

Potremmo limitarci a citare i suddetti versi ma, senza una breve premessa e spiegazione, non riusciremmo a coglierne la magia.

Petrarca, nella sua opera omnia, il Canzoniere, meno comunemente conosciuto col titolo originale in latino Francisci Petrarchae laureati poetae Rerum vulgarium fragmenta (“Frammenti di componimenti in volgare di Francesco Petrarca, poeta coronato d’alloro”), vuole riportare in versi la sua vita interiore ed è proprio grazie a questa nuova impostazione in cui  la letteratura diventa maestra di vita, che si deve a lui la prima lezione dell’umanesimo.

L’amore non corrisposto per Laura, incontrata l’unica volta – a detta del poeta – il 6 aprile 1327, è il fulcro della vita spirituale del Petrarca.

Nella Sua poesia, carica di emotività, la descrizione dei sentimenti trova riscontro o contrapposizione nel paesaggio. Un esempio è il bellissimo parallelismo tra le profondità della terra e gli abissi interiori: il Poeta individua nello sguardo della sua amata Laura, il fascino e la misticità del più nobile prodotto della nostra terra: il tartufo

Nel nono sonetto scrive:

Quando ‘l pianeta che distingue l’ore

ad albergar col Tauro si ritorna,

cade vertù da l’infiammate corna

che veste ‘l mondo di novel colore;

e non pur quel che s’apre a noi di fòre,

le rive e i colli di fioretti adorna,

ma dentro, dove già mai non s’aggiorna,

gravido fa di sè il terrestro umore,

onde tal frutto e simile si colga.

Così costei, ch’è tra le donne un sole,

in me, movendo de’ begli occhi i rai,

cria d’amor penseri, atti e parole;

ma, come ch’ella gli governi o volga,

primavera per me pur non è mai.

Parafrasiamo il testo:

Quando il pianeta che serve alla divisione e alla misura del tempo (il Sole) ritorna nella costellazione del Toro (passata la metà di aprile), è come se discendesse dalle corna del detto Toro, infiammato dal Sole, una virtù (calore e luce]) che veste la Terra di un colore nuovo (la natura che torna a fiorire quando arriva la primavera); e non solo adorna quello che ci appare in superficie, le rive e i colli, ma anche dove non penetra la luce del giorno è come se fecondasse (con la sua energia) gli umori della Terra, da cui proviene questo (tartufo) che io vi mando (si ha ragione di credere che il poeta avesse inviato ad un amico insieme al sonetto, alcuni tartufi) ed altri frutti  che come il tartufo hanno vita sotto terra; allo stesso modo (Laura), che mi appare tra le donne splendente come un Sole, genera pensieri d’amore dentro di me, come se si irradiassero dai suoi occhi come raggi; ma comunque ella muova e indirizzi i suoi occhi, mai accade che vengano indirizzati in modo tale che sia primavera per me (Petrarca). Il poeta sottolinea come gli occhi di Laura, benché sprigionino nel suo profondo gli stessi effetti dei raggi del sole nella terra, non riescano mai a fare primavera in lui.

Un’immagine bellissima, degna di una autobiografia spirituale quale è il Canzoniere, alla stregua delle Confessioni di Sant’Agostino, scrittore e teologo che fu modello spirituale e religioso per Petrarca,

Il tartufo viene presentato nel suo aspetto più misterioso, un frutto della terra che cresce lentamente, entrando in simbiosi con l’albero che gli dà la vita.

Come il tartufo, anche l’animo umano non è facilmente visibile all’esterno, cresce grazie agli influssi esterni ma si svela solo a coloro che bramano conoscerlo intimamente e solo a loro riesce ad aprirsi in tutto il suo splendore sprigionando l’essenza più vera.

Non basta il sole che a tutto dà vita, a far fiorire i sentimenti e le emozioni più profonde, sembra volerci dire il Petrarca, occorre anche quella simbiosi con il proprio albero, quel legame d’amore ancestrale che fa sì che la propria vita dipenda dall’altro, che funga da scintilla per la felicità.

Laura morirà e la primavera interiore del poeta non potrà mai sbocciare ma i suoi versi riusciranno a rendere questa donna e tutto quello che rappresenta, eterni, capaci di far sbocciare grandi primavere senza tempo in chi ha avuto e avrà la fortuna di incontrarli.

Allo stesso modo il tartufo, mistero della terra, miracolo in bianco e nero, riesce da anni a regalare emozioni a chi si avvicina a lui ed al suo mondo, a chi sa apprezzarne non solo l’inconfondibile aroma e gusto ma la storia e la poesia che lo accompagnano. Prezioso regalo di madre terra, eccellenza per antonomasia, sa dare il meglio di sé a chi lo avvicina con la consapevolezza di avere davanti una parte di quel mondo misterioso,profondo che dà vita ai diamanti, che racchiude in sé l’energia della terra e del cielo, una pozione magica per i nostri sensi.