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“Lettere nursine sopra i tartufi”  è un libro contenente sei lettere scritte da Cesare Zolfanelli e pubblicate nel 1881 sull’economia del tartufo.

Con prefazione di Gérard Chevalier, questo libro rappresenta un’importante fonte di conoscenza sul diamante della terra ed i diversi modi in cui è stato apprezzato e studiato nel corso dei secoli.

E’ il libro più antico della collezione Urbani presente nella libreria del museo del tartufo Urbani, un piccolo libro a forma di taccuino scritto in italiano antico.

Affronteremo oggi la prima delle sei interessanti lettere che l’autore Cesare Zolfanelli, già autore della “Guida alle Alpi Apuane” del 1874, ci ha tramandato ispirando scrittori e studi successivi.

I temi affrontati sono molti: la caccia al tartufo, i metodi di conservazione, l’esportazione ed il variare dei prezzi in loco e all’estero, la critica alla tesi di Martin Ravel che identificava nella puntura di una particolare mosca (detta tartufigena) effettuata sulle radici di una quercia, la scintilla che dava inizio alla crescita del tartufo, ricette di Norcia ed interessanti spiegazioni sulle particolarità del terreno norcino che favoriva, a dir suo, la proliferazione del pregiato fungo ipogeo.

Proprio quest’ultime sono di stretta attualità in quanto Zolfanelli, senza pretendere di avere lo scettro della verità in mano,  spiega come Il tartufo sia un prodotto legato strettamente al territorio ed alle condizioni climatiche e geologiche e ipotizza che la natura sismica di Norcia possa aver favorito le tartufaie naturali. Per avallare questa ipotesi, riporta studi geologici in cui sottolinea come le stesse caratteristiche geologiche e sismiche, siano riscontrabili anche nella zona del pregiato tartufo di Perigord, in Francia.

La domanda nasce spontanea: sismicità del territorio e crescita del tartufo sono collegate?

Per rispondere a questa domanda ci siamo recati presso la sede umbra di Truffleland, il nuovo progetto di Urbani Tartufi, da poco presentato a FICO Eataly World, un’azienda specializzata nella produzione di piante da tartufo che possono essere acquistate da chiunque abbia terreno adatto adatto alla tartuficoltura. Un grande vivaio situato a Scheggino, in Umbria, produce piante micorrizate per la coltivazione dei tartufi con una metodologia rivoluzionaria. Sono piante di querce, noccioli e carpini, curate una ad una da affermati professionisti del settore.

Le piantine, una volta piantate all’esterno per cinque anni, cresceranno e regaleranno quel miracolo della natura che è il tartufo. Sarà la stessa azienda Urbani a ritirare i tartufi e pagarli al prezzo corrente di mercato.

L’azienda, per identificare i terreni idonei alla coltivazione del pregiato frutto della terra, si avvale di esperti tartuficoltori che effettuano analisi sul terreno, studiano le caratteristiche topografiche e geologiche e, attraverso parametri fisici e chimici, come il ph del terreno, i livelli di calcare e azoto e molto altro, forniscono un parere positivo o negativo.

Abbiamo quindi rivolto la domanda ad uno degli esperti di tartuficoltura di Truffleland, Dottor Riccardo Cesari.

«E’ difficile poter dire con certezza se le indicazioni del volume di Zolfanelli del 1881 possano avere una valenza scientifica», spiega Cesari, «è risaputo che le zone di raccolta in cui crescono querce e faggi si trovano soprattutto a ridosso della zona appenninica, zona sismica per eccellenza, quindi potrebbe trattarsi di una casualità dovuta a questa coincidenza. Le zone di crescita del tartufo, inoltre, sono in tutte le regioni d’Italia, anche non direttamente in prossimità dei versanti appenninici, ragion per cui la tesi di Zolfanelli va presa con molta cautela».

L’unica grande certezza è che oggi, come nel 1881, il tartufo continua ad essere quel diamante della terra elogiato nel corso dei millenni da Chef, poeti, amanti della buona tavola e dai tanti che grazie al suo profumo hanno regalato un tocco di gusto alla propria vita!