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Ci troviamo oggi di fronte al più giovane dell’azienda Urbani Tartufi, Francesco Loreti Urbani, ideatore, con suo fratello Luca, del progetto Truffleland che, a detta di tutti gli esperti del settore, rivoluzionerà l’agricoltura del futuro.
Tante sono le domande che vogliamo rivolgere al giovane Urbani, molte di natura tecnica per saperne di più sul suo grande progetto, altre di natura più personale.
Partiamo da una di quest’ultime, una domanda facile per rompere il ghiaccio.

– Buongiorno Francesco, quando ha capito che la sua vita sarebbe stata al “profumo di tartufo”?

Francesco sorride «Il primo ricordo risale a quando, ragazzo, marinai la scuola per andare a vendere tartufi»

– Una passione quindi che, come è scritto nelle memorie del Museo del tartufo, scorre nelle vene degli Urbani. A tal proposito, come si sente ad essere il manager più giovane di un’azienda dal nome così importante? Sente il peso della responsabilità?

«Onestamente, l’unica sensazione che provo è una grande felicità, mi sento orgoglioso e fiero di far parte di questa famiglia, ringrazio mia madre che ha dato a me e a mio fratello la possibilità di lavorare in Urbani e di averci insegnato, fin da piccoli, i valori che da sempre contraddistinguono la nostra famiglia. La passione per il mondo del tartufo è nata di conseguenza ed oggi non potrei più farne a meno».

– Parliamo adesso del progetto Truffleland. Come nasce quest’avventura, cos’è che le ha dato il coraggio di iniziarla?

«Tutto è nato dalla passione che ho sempre avuto per la tartuficoltura. Lo stare a contatto con la terra, con i tartuficoltori esperti come Riccardo Cesari, tecnico della Truffleland, mi ha portato a riflettere sul fatto che i nostri standard qualitativi elevati, necessitino di una continuità. Abbiamo esigenza di piante perfette, lo dico senza mezzi termini, da utilizzare non solo per i nostri progetti ma da poter mettere a disposizione di tutta l’Italia e l’Europa. In un periodo in cui parliamo di settore dell’agricoltura in crisi con campi che rendono al proprietario 200/300 euro all’anno, vogliamo garantire, attraverso un nuovo modello di agricoltura, una resa per il medesimo campo non più di 300 ma di 3000 euro all’anno e si immagini se poi di campi se ne possiedono tanti! Questo permetterà una ripresa del settore agricolo garantendo un ricavato che andrà ad incidere positivamente non solo sul singolo ma in generale, sull’economia nazionale»

Entra nella stanza dell’intervista il sopra citato Riccardo Cesari, esperto tartuficoltore dell’azienda che, su richiesta di Francesco, ribadisce «Truffleland è nato perché avevamo bisogno di certezze nella tartuficoltura e per ottenere questo dovevamo poter controllare l’intero processo che porta alla crescita dei pregiati tartufi, un controllo sofisticato dalla ghianda, alla pianta, al tartufo. Inizialmente, a gennaio 2014, abbiamo iniziato con Francesco un nuovo progetto di riqualificazione agricola della tartuficoltura coltivando 30 ettari di terra in modo sperimentale. Da qui è nato, parallelamente, un progetto vivaistico, Truffleland appunto, per avere la certezza assoluta di una materia prima certa non solo per noi ma per tutti i nostri clienti.»

«Penso che stia a noi Urbani», prosegue Francesco, «a chi ha reso il mercato del tartufo grande nel mondo, garantire che questo primato venga mantenuto anche in futuro. Un pensiero in grande, così come in grande hanno sempre pensato gli Urbani di tutti i tempi, traducendo in realtà quelle che inizialmente erano solo aspirazioni. Adesso sta a me anticipare il futuro, così come hanno fatto i miei nonni e l’amore che ho per la mia terra e per il tartufo italiano, mi daranno ragione. I risultati sono già visibili.»

– Entriamo più nel dettaglio, in cosa consiste il progetto Truffleland?

«Truffleland è un’azienda specializzata nella produzione di piante da tartufo, piante che chiunque abbia un terreno idoneo alla tartuficoltura, potrà coltivare per ricavarne pregiati tartufi che Urbani acquisterà. Un investimento dai risultati tangibili, un modo di riqualificare l’agricoltura e garantire un futuro a molti giovani. Un grande vivaio situato a Scheggino, in Umbria, produce piante micorrizate per la coltivazione dei tartufi con una metodologia rivoluzionaria. Sono piante di querce, noccioli, carpini, pini, tutte curate una ad una, dalle mani dei nostri esperti.
Chiunque abbia un terreno coltivabile adatto alla tartuficoltura, potrà richiedere le piantine che, una volta piantate all’esterno per cinque anni assorbendo tutto il nutrimento della madre terra, cresceranno e regaleranno quel miracolo della natura che è il tartufo.
Una volta raccolti, i tartufi verranno ritirati ogni anno da Urbani Tartufi e immediatamente pagati al prezzo corrente di mercato».

-Parliamo di risultati e pronostici. Sappiamo che il vivaio di Scheggino ha iniziato la produzione a pieno regime, può darci qualche numero?

«Certamente! Per la prima produzione annua abbiamo in vivaio 180mila piantine così distribuite: 80mila roverelle, 40mila lecci, 30mila noccioli a doppia attitudine ed altri 30mila tra carpini, pini e tigli. Tra le novità per il prossimo anno c’è la nascita di una start-up che si occuperà di compiere studi sulla possibilità di ottenere il Tuber magnatum Pico, il tartufo bianco, da una piantina di laboratorio, cosa attualmente impossibile».

– Una domanda che viene spesso rivolta quando parliamo di Truffleland: una volta che il terreno del richiedente è ritenuto idoneo alla tartuficoltura dai vostri esperti, attesi gli anni necessari affinché dalle piante nascano i primi tartufi, chi si occuperà della raccolta? Sappiamo che Urbani acquisterà i tartufi al prezzo corrente di mercato ma non tutti sono capaci di “cacciare” tartufi e raccoglierli. Avete pensato a questo?

«Non abbiamo tralasciato niente in questo progetto», sorride Francesco mentre cerca tra i suoi fogli le prove di quello che sta per raccontarci, «come potete vedere, Truffleland non venderà solamente piantine ma anche cani da tartufo addestrati e parliamo di cani con particolare predisposizione, carattere e di altissima selezione. In fondo, è nostro interesse che tutto vada al meglio»

Entra nella stanza Luca Loreti Urbani, fratello maggiore di Francesco, lo fermiamo un attimo per due domande.

– Buongiorno Luca, lei si occupa del mercato asiatico ed è spesso all’estero per rappresentare la sua azienda. Dal suo punto di vista con panorama mondiale, come vede la Urbani del futuro?

«Sicuramente più grande di ora», risponde senza esitare neppure un attimo, «Vedo i nostri tartufi alla conquista del Mondo anche se, ad essere onesti, siamo già presenti in tutto il globo eccetto qualche area di guerra in cui è difficile accedere. Il mercato internazionale è in forte crescita, soprattutto in Cina stiamo andando fortissimo. Qualche giorno fa c’è stato il capodanno cinese, quello appena iniziato, per il loro calendario, è l’anno del cane, animale che ha sempre portato fortuna alla nostra azienda, senza i nostri preziosi cani da tartufo, non potremmo essere chi siamo. Sono sicuro che sarà un anno ancora più fruttuoso».

-Vostra madre ed i vostri zii sono a capo dell’azienda leader mondiale del settore del tartufo, da futuri dirigenti dell’azienda, come vi relazionate con i “grandi”, ascoltate i consigli o portate avanti solo le vostre idee?

Francesco e Luca si guardano e sorridono. «All’inizio dovevamo sempre ascoltare, non avevamo alternative», dice Luca sorridendo, «chi cresce nella famiglia Urbani deve seguire quella che definirei una “scuola di tartufo” e conoscere approfonditamente tante nozioni scientifiche, economiche, strategiche, conoscere a fondo la nostra storia, quello che è stato fatto da chi è venuto prima di noi, fino ad allora è difficile poter prendere iniziative. Adesso, dopo dieci anni che lavoro all’interno dell’azienda, posso finalmente dire la mia ma il rispetto per chi è venuto prima di me è fondamentale».
«Il progetto Truffleland è un esempio», prosegue Francesco, «la tradizione e l’innovazione si fondono ed insieme contribuiscono a fare crescere l’azienda. La freschezza e a volte anche la “leggerezza” dei giovani dell’azienda sono importanti ma sono in ultima analisi i “grandi” che, con quello che definirei “controllo a distanza”, mettono a nostra disposizione un ingrediente fondamentale, l’esperienza. In fondo siamo un’azienda familiare e il nostro segreto è appunto la famiglia. Adesso abbiamo anche la piccola Ginevra, la nostra cuginetta di 6 anni che già si interessa di tartufo e cerca, a suo modo, di partecipare. E’ una meraviglia vederla crescere e pensare che un domani lavoreremo insieme. »

– Chi ispira il vostro lavoro? Avete un punto di riferimento all’interno della famiglia?

«Ad essere onesto», spiega Francesco, «coloro che più ispirano il mio lavoro sono i cavatori di tartufo, persone di grande umiltà ed esperienza ai quali devo moltissimo. Per quanto riguarda la famiglia, una figura di primo piano è stata senz’altro mio nonno Paolo, scomparso pochi anni fa. Adesso trovo una grande guida ed un esempio da seguire in mio zio Giammarco che dedica la sua vita all’azienda ed è sempre disponibile ad insegnarmi e seguirmi in ogni nuova avventura»
«In tutto questo», prosegue Luca, «non dimentichiamo certamente nostra madre alla quale dobbiamo tantissimo, la donna e la maestra più importante della nostra vita, e con lei “il Boss” dell’azienda, il grande zio Bruno, la persona che più di ogni altro conosce il mondo del tartufo sapendosi muovere tra le varie problematiche che possono scaturire».
«Sicuramente la figura alla quale cerchiamo di assomigliare», termina Francesco.

Salutiamo Francesco e Luca, rimettiamo carta e penna e ci soffermiamo a guardare i due giovani che stanno tornando al lavoro, uno si dirige in un ufficio adiacente, l’altro parla al cellulare mentre si veste per uscire. Abbiamo davanti i due giovani eredi di una storia importante, la più famosa che il tartufo abbia mai conosciuto. Nei loro occhi la stessa voglia di vincere che scorgiamo nelle fotografie dei loro avi, appese in azienda, stesso sguardo, senza determinazione. E la storia continua…