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Una splendida notizia che ripaga dell’incessante lavoro svolto negli anni dagli Urbani per rendere il Museo del Tartufo di Scheggino intitolato alla memoria del Cavaliere del lavoro Paolo Urbani, un punto di riferimento per gli amanti di questo prezioso prodotto.

Una struttura museale con caratteristiche particolari, non il classico museo ma un’esperienza profonda, tutta da vivere, dove il visitatore viene trasportato nel mondo del tartufo attraverso la storia di coloro che hanno scritto le pagine della tradizione del tartufo nel Mondo, la famiglia Urbani che da sei generazioni è custode gelosa di uno dei brand più preziosi del Made in Italy.

Niente è stato lasciato al caso, anche  la struttura museale ha una sua storia, si trova infatti in quello che è stato il primo stabilimento Urbani, fondato da Paolo Urbani alla fine del XIX secolo nella propria abitazione.

Adesso il museo, è entrato a far parte della rete dell’ “Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra”, di cui il tartufo rappresenta uno dei principali punti di riferimento essendo proprio grazie a questo ed a chi ne ha saputo esaltare ogni aspetto, che la Valnerina ha visto una crescente valorizzazione territoriale che l’ha portata ad essere oggi meta di turisti da tutto il mondo. Non è un caso che  l’Ecomuseo della Valnerina abbia come logo il maiale, animale strettamente collegato con la caccia al tartufo.

«All’interno del Museo cento anni della nostra storia» racconta Olga Urbani, figlia di Paolo, ideatrice e instancabile promotrice del Museo, «in questa struttura a noi tanto cara, sono racchiusi i nostri migliori ricordi, dagli inizi dell’attività fino ad arrivare agli attuali progressi compiuti nella lavorazione e nella commercializzazione del tartufo. Un museo che da subito Scheggino ha sentito proprio, il bene che mio padre e i miei nonni hanno condiviso nelle loro vite non è passato inosservato. Gli abitanti di Scheggino ci hanno dimostrato in più modi la riconoscenza donando negli anni macchinari e attrezzi con cui veniva trattato il tartufo nei secoli passati, ma il racconto si snoda attraverso le tante fotografie e regali di riconoscimento a Carlo Urbani, a cui è intitolata la piazza in cui è ubicato il museo. Una grande dimostrazione di amore che accolgo a cuore aperto e con grande orgoglio e responsabilità, consapevole che fino a quando vivremo nella memoria e nei cuori dei vivi, non moriremo mai. E’ così che mio padre continua a vivere ogni giorno con noi aiutandoci a portare avanti un ambizioso progetto che per gli Urbani è la vita stessa».

All’interno del museo i visitatori possono trovare le testimonianze del lavoro svolto negli anni: fatture scritte a mano, telegrammi e lettere anche personali ricevute dagli Stati Uniti ai tempi in cui gli Urbani, per primi, hanno portato questo alimento sconosciuto Oltreoceano insegnando a conservarlo ed utilizzarlo. Tanti gli oggetti utilizzati nel passato che potrete osservare d vicino, come ad esempio i primi lavatoi a mano improvvisati nella casa-azienda di Carlo Urbani e di sua moglie Olga, fino alla lettera di ringraziamento del presidente Ronald Reagan per quel 1,100 chili di tartufo inviato dai fratelli Bruno e Paolo, la storia della “Confraternita del Tartufo”, nata negli anni ’80, il riconoscimento del Cavalierato del Lavoro a Paolo Urbani nel 1996 e tanto, tanto altro.

Preziosi frammenti di un passato che vive ancora oggi e attraverso la tradizione e l’innovazione continua a scrivere la storia del tartufo nel mondo.

Una preziosa risorsa anche per le scuole che, numerose, visitano il museo riconoscendone l’indubbia utilità didattica.

I visitatori hanno inoltre la possibilità di acquistare tartufi freschi, conservati, numerosi prodotti al tartufo, funghi porcini secchi e surgelati di qualità introvabile.