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Incontriamo oggi Andrea Monaci, un ragazzo di 24 anni che vive a Spoleto, dipendente di Urbani Tartufi e con un’immensa passione per la “caccia” al tartufo.

Buongiorno Andrea, ci racconti come nasce la tua passione?

“Certo! La passione per la caccia al tartufo mi è stata tramandata dai miei genitori e prima ancora dai miei nonni. È una passione difficile, non puoi improvvisarti da un giorno all’altro. Devi conoscere bene i luoghi dove “nascono” i tartufi, le piante e soprattutto devi avere un cane addestrato bene con il quale instaurare un rapporto unico. Inoltre, la conoscenza del territorio e dei posti “giusti”, è spesso custodita con segretezza dai cavatori e venirne a conoscenza non è affatto facile (sorride), un cavatore non rivelerebbe i “suoi posti” neppure sotto tortura. Il cane poi, è davvero tutto per noi cavatori e conoscere tutti i trucchi del mestiere per addestrarlo al meglio richiede tanto impegno. Per tutte queste ragioni è una passione difficile da spiegare, la senti dentro, brucia e ogni volta che trovo un tartufo, ogni sacrificio è ripagato, una grandissima emozione!”.

Descrivici la giornata tipo di un cavatore di tartufi.

“Dipende dal periodo dell’anno. Personalmente cerco tartufi estivi e neri invernali pregiati. Per gli estivi gli orari migliori sono la mattina presto e la sera tardi, mentre per gli invernali esco verso mezzogiorno e comunque nelle ore calde. Il resto della giornata, come andrà, quanto starò fuori, lo decide il cane. Appena inizia ad annusare il terreno e cercare ti dice tutto, in un attimo capisci se sarà giornata buona oppure no, lo vedi dal suo atteggiamento, da come è invogliato, da come cerca, se lo conosci bene sarà un perfetto radar da tartufi”.

Tu cerchi solo tartufo estivo e nero invernale, per il bianco occorre un addestramento apposito? Parlaci dell’addestramento.

“Sì, il cane deve essere addestrato al tipo di tartufo che vuoi cercare e il tipo di tartufo che cerchi dipende dalle zone che conosci. Ogni tartufo cresce sotto particolari condizioni climatiche e geologiche. Il cane, come anticipavo in una risposta precedente, è tutto, in primis un fedele compagno ed anche un aiutante infallibile per la caccia al tartufo. L’addestramento inizia da cucciolo, verso i due mesi, ed in media dura un annetto. L’addestramento per lui deve essere un gioco, deve essere divertente. Inizia con il riportare la pallina e lasciarla nelle mani del padrone, fino a trovare il tartufo sapendo che avrà in cambio qualche gustosa ricompensa. Passeggiando, impara a conoscere il territorio e alla fine, come mi piace ripetere: ti ci porta il tuo cane a tartufi”.

Andrea, qual è il tuo tartufo preferito e la ricetta che preferisci?

“Adoro il nero invernale e onestamente mi piace in ogni ricetta perché riesce ad impreziosire qualsiasi piatto ma se proprio devo scegliere, resto legato alla tradizione e una stracciata di uova al tartufo nero, rimane al primo posto, magari accompagnata da un’insalatina con pinoli, parmigiano, succo di limone e tartufo nero a scaglie”.

Tu lavori per Urbani Tartufi, la tua vita ruota quindi tutta intorno al tartufo…

“Sì, in un certo senso sì ed è una cosa di cui vado molto orgoglioso. Lavorare per Urbani, che tanto ha fatto e fa per il nostro territorio (“questo non lo mettere non voglio sembrare ruffiano ma te lo dico sincero”, aggiunge Andrea e noi invece lo mettiamo!), è per me motivo di orgoglio, lì è una grande famiglia, ci sentiamo di contribuire ad accrescere l’importanza di un prodotto che è famoso in tutto il mondo ma che ancora ha bisogno di essere compreso fino in fondo, il tartufo non è solamente gusto, il tartufo è uno stile di vita, un contatto profondo con la natura, un’emozione che devi imparare a riconoscere e, con il mio lavoro, posso dare ogni giorno il mio contributo”.