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San Valentino si avvicina e molti di noi stanno già pensando a dove trascorrerlo, magari in un romantico ristorante con le luci soffuse, il proprio partner e, perché no, qualche cibo afrodisiaco per rendere la serata più“piccante”.

A tal proposito può venire in aiuto il nostro adorato tartufo, cibo afrodisiaco per antonomasia. Addirittura ai tempi dei greci, veniva considerato il frutto preferito da Zeus, il re dell’Olimpo, famoso per le sue serate libertine. Anche gli antichi romani collegavano il prezioso fungo ipogeo al potere dell’amore, in più scritti si riporta la nascita del tartufo a Giove stesso, che lo creò lanciando un fulmine vicino ad una quercia. Guarda caso, la pianta preferita dal Dio romano, è anche la preferita dal tartufo come sua simbionte.

In un articolo di qualche mese fa abbiamo parlato di Lucrezia Borgia, irresistibile seduttrice dedita al lusso ed alla vita agiata, si dice che amasse particolarmente i tartufi anche per le note virtù afrodisiache.

Anche grazie a lei il tartufo divenne per i ricchi dell’epoca un vero “status symbol”.

Bartolomeo Sacchi, più famoso come “il Platina”, dette l’imprimatur scientifico a questa nuova caratteristica del diamante della terra. Nel 1474 pubblicò a Roma il libro De honesta voluptate et valetudine, sostenendo che il tartufo: 
«…è un eccitante della lussuria, perciò è servito frequentemente nei pruriginosi banchetti di uomini ricchi e raffinatissimi che desiderano essere meglio preparati ai piaceri di Venere ».
Insieme a lui e dopo di lui, tutti i medici italiani del tempo concordavano sul potere afrodisiaco dei tartufi.

Nel 1825, il libidinoso tartufo continua a stupire con le sue doti. Brillat-Savarin, politico e gastronomo francese, nella sua “Fisiologia del Gusto” scrive: “Colui che dice tartufo pronuncia una grande parola che risveglia ricordi erotici e golosi nel sesso portatore di gonne, e ricordi golosi ed erotici nel sesso portatore di barba. Questa duplicazione onorevole deriva dal fatto che questo tubero eminente sia considerato non solo squisito al gusto, ma anche dal fatto che lo si crede che elevi una potenza di cui l’esercizio è accompagnato dai più dolci piaceri”.
Ci si potrebbe a questo punto domandare, a giusta ragione, se le proprietà afrodisiache dei tartufi siano realtà o fantasia. La risposta viene da alcuni ricercatori delle università di Monaco e di Lubecca, i quali hanno appurato che gli effetti afrodisiaci del tartufo sono reali e vanno attribuiti alla presenza, tra le sue molecole, di sostanze odorose che agiscono al livello olfattivo sia in certi animali sia nell’uomo, determinando una sottile, inconsapevole attrazione sessuale per l’altro sesso.

Proprio riguardo questo, sono stati condotti esperimenti davvero singolari ed esplicativi.
In Italia, a Gubbio, è stato ripetuto l’esperimento tentato già nel 1978 dal dipartimento di Psicologia dell’Università di Birmingham. Allora, i ricercatori fecero osservare immagini di donne vestite a dei volontari che avevano annusato il profumatissimo tartufo bianco e ad altri che invece non avevano sentito l’inebriante aroma. Risultato: i primi furono più generosi nei punteggi alle fotografie rispetto ai secondi e questo, secondo i ricercatori, bastò a confermare la presunta carica erogena del tartufo.

Nelle sale del “Palazzo del Gusto” della trentesima “Mostra mercato nazionale del tartufo bianco e dei prodotti agroalimentari” di Gubbio l’esperimento, realizzato con le modalità di un gioco semi-serio, ha dato lo stesso risultato.
Il giornalista e sommelier fiorentino Aldo Fiordelli, che ha guidato l’esperimento, ha affermato “Il tartufo è un eccitante formidabile, è vero, ma della mente”.

Una conferma ad una teoria che affonda le sue radici nelle credenze di oltre duemila anni fa, mancano ancora conferme scientifiche ma le prove sono così tante che il nostro consiglio è quello di tentare…San Valentino ringrazierà…