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Il tartufo, alimento sinonimo di lusso e, dai tempi più antichi, parliamo addirittura degli egizi, compagno delle tavole imbandite di faraoni, imperatori e grandi artisti che dalla sua fragranza traevano ispirazione, potrebbe non seguire la stessa fortuna nei tempi a venire. Nel mondo esistono oltre 200 varietà di tartufi e l’Italia è il Paese che può vantare le specie più pregiate come il tartufo bianco e il nero invernale di altissima qualità.

I cambiamenti climatici degli ultimi decenni hanno però spinto gli scienziati a studiare i possibili effetti che potrebbero ripercuotersi sulla produzione di questo pregiato fungo ipogeo perché, ricordiamo, il tartufo non è un tubero come molti dichiarano ma un fungo che nasce e cresce sotto terra creando un binomio perfetto con le radici di alcune specie di alberi. L’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera favorisce la crescita degli alberi e aiuta quindi a rendere l’ambiente più favorevole ai tartufi ma, di contro, la diminuzione delle precipitazioni nell’area del Mediterraneo e l’aumento delle temperature sono caratteristiche che possono creare seri danni alla loro crescita. Questo potrebbe essere il motivo per cui, già da un po’ di tempo, le quantità di tartufo prodotte da madre terra sono in calo, rendendo il tartufo un alimento sempre più raro e pregiato. Uno studio dell’Università di Stirling e di Cambridge, ha messo in correlazione le condizioni climatiche degli ultimi trent’anni con la produzione di tartufo, arrivando alla conclusione che l’aumento della siccità e delle temperature è probabile che porti al collasso della produzione per la fine di questo secolo di almeno alcune specie di tartufo.

Il rischio è evidentemente tanto più alto quanto maggiore è la quota di tartufo selvatico rispetto a quella di tartufo coltivato come è il caso dell’Italia. Urbani Tartufi, leader internazionale del settore tartufo, come sempre in prima linea nella difesa di quello che non solo è un bene prezioso ma anche, dal punto di vista personale, la storia della famiglia Urbani che lega il suo nome da sei generazioni al Re della Tavola e dell’eccellenza mondiale, ha messo al sicuro il tartufo anche dai possibili impatti ambientali grazie a Truffleland, un’azienda all’avanguardia che nasce da una grande passione per il tartufo e da una forte e precisa volontà di preservare la biodiversità e la conservazione del tartufo in Umbria, consci che la perdita di una biodiversità genetica del tartufo, contribuirebbe anche ad un appiattimento culturale e comporterebbe una perdita di tradizioni popolari, usi e costumi, mentre la sua salvaguardia  permetterà una conservazione e una valorizzazione della “coltura” e della “cultura” di quel territorio.

Un progetto che riporta l’agricoltura in primo piano, consentendo a chiunque abbia terra da coltivare di poter contribuire alla salvaguardia del tartufo, coltivandolo sotto la guida attenta di esperti Urbani, grazie ad attrezzature e modalità di controllo di ultima generazione, e con la garanzia di rivenderlo al prezzo corrente di mercato all’azienda stessa. Per saperne di più visita il sito www.truffleland.com. In tutto questo, la sfida più grande riguarderà il tartufo bianco (Tuber Magnatum) che è quello a maggior rischio di estinzione poiché ancora non si riesce a coltivare con successo e ha un areale di distribuzione molto ridotto (alcune zone dell’Italia e della penisola balcanica) ma Urbani sta già lavorando a questo. Attendiamo a breve interessanti notizie.